Porti

ravenna 27 luglio 2018

"Persi 6 anni per l'escavo dei fondali. Colpe precise"

Per Lega Nord, FI e Lista per Ravenna "sono stati tutelati interessi privati"

27 luglio 2018 - ravenna - Chi cerca i responsabili dell’insabbiamento dei fondali del porto di Ravenna, deve rivolgere lo sguardo al passato. Ad almeno 6 anni fa, quando il progettone con i faraonici 19 milioni di metri cubi di materiale di escavo da spalmare un po’ ovunque e improbabili espropri (“visti molto bene da chi aveva terreni ormai in disuso, il Pd ha voluto tutelare interessi privati”, commenta Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna) presero il posto di una parte di Piano regolatore (risalente al 2007) che prevedeva due nuove casse di colmata da realizzare laddove oggi sono disegnate le aree logistiche 1 e 2, tra il Candiano e via Canale Molinetto.

Lo sostengono Samantha Gardin (Lega Nord), Alberto Ancarani (Forza Italia) e, appunto, Ancisi. La ‘coalizione’ che ha portato al ballottaggio il centro sinistra alle ultime amministrative torna a essere unita. Ma questa volta lo fa per togliere dalle spalle di Daniele Rossi, presidente dell’Autorità di sistema portuale, ogni responsabilità sui mancati escavi e sul problema dell’insabbiamento del terminal crociere. Sull’attuale situazione del terminal crociere “le relative responsabilità, strutturali e/o personali, devono essere accertate e chiarite dall’Autorità di Sistema Portuale all’interno della sua organizzazione, rendendone conto al consiglio comunale”.

I tre partiti di opposizione individuano colpe precise in capo a chi ha affossato nuove casse di colmata, indispensabili per qualunque lavoro di escavo. "Parliamo dell'ex sindaco Matteucci, e dei due presidenti di Autorità portuale che si sono alternati: Giuseppe Parrello e Galliano Di Marco".

Le responsabilità di quanto accade oggi al terminal crociere (dove non si può abbassare il fondale in quanto non ci sono casse di colmata per contenere gli escavi e bisogna attendere l’avvio dell’hubportuale) sono “di chi affossò il progetto delle casse di colmata nelle aree Logistica 1 e 2, tra il Candiano e via Canale Molinetto, per far passare il Progettone “confezionato segretamente”.

Nel sollevare da responsabilità l’attuale presidente dell’AdSP, Daniele Rossi, i tre partiti affermano che “non è un caso se anche a Roma, soprattutto Lega e FI, hanno aiutato il progetto di approfondimento a camminare velocemente fino al Cipe”.
Documenti alla mano Gardin, Ancisi e Ancarani ricostruiscono la storia urbanistica del porto. Si parte nel 2007 quando il Piano regolatore prevede fondali portuali a -12,50 metri individuando in un apposito capitolo “le aree necessarie alla ‘sistemazione del materiale di escavo’. Vi figuravano due nuove casse di colmata, quelle che oggi sono denominate Logistica 1 e 2”.

Il 20 gennaio 2012 il progetto riceve dal Governo il decreto di compatibilità ambientale che avrebbe consentito all’Autorità portuale di bandire le gare d’appalto per l’escavo. Ma qui si blocca tutto. La Regione, Arpa, la componente ambientalista del Pd non vogliono nuove casse di colmata. La frittata è fatta.
Le previsioni del piano regolatore del 2007 finiscono in un cassetto ed entra in scena il ‘progettone’ che rimette in circolazione le vecchie casse di colmata piene (come quella di via Trieste), pur sapendo che non si sarebbero mai potute utilizzare e poi divenute oggetto di un procedimento giudiziario.

“La colpa di quanto accade oggi al porto – concludono i tre partiti di minoranza – risale a quei tempi. Ma deve essere chiaro che lo sfacelo di troppi anni senza lo scavo di un centimetro di fondale richiama le enormi responsabilità di chi ha esercitato il potere politico sulla vecchia Autorità Portuale: in primis il Comune di Ravenna, complici la Regione e gli altri enti locali, tutti guidati da maggioranze con a capo il Pd.
“Noi sosterremo il progetto hubportuale e gli sforzi di Rossi di avviare i lavori con senso di responsabilità. Lo facciamo nell’interesse di Ravenna” concludono Lega, FI e Lista per Ravenna.








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