D'Agostino: "Nelle Adsp coinvolgere gli enti locali"

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19/09/2018 - ROMA - Intervista al presidente di Assoporti, Zeno D'Agostino, su riforma, Zes, fondali, transshipment.

Si torna a parlare di una revisione della legge sui porti che faccia perno - come ha detto il sottosegretario Rixi - sul ritorno degli enti locali nei comitati, una governance più condivisa nel contesto di una società mista pubblico-privato e una certa quota di autonomia finanziaria. Assoporti come vede questa ipotesi?


Direi che il coinvolgimento degli enti locali all'interno dei comitati di gestione abbia un senso, in quanto la condivisione con le città e i territori è una cosa importante. Come Assoporti lavoriamo molto sull'integrazione dei porti e le città. Riguardo la natura giuridica dei porti, direi che prima di esprimere questa o quella ipotesi, ovvero Ente pubblico piuttosto che Società, occorra fare degli approfondimenti mirati. Anche questo è un tema che come Associazione stiamo portando avanti.



Si parla anche di una maggiore flessibilità delle AdSP, ad esempio, in materia di fondali. Tema che sta molto a cuore al porto di Ravenna.


Sull'argomento dei dragaggi, si sta lavorando molto per rendere l'attuazione delle norme più snelle e funzionali. I porti hanno necessità di essere competitivi e la burocrazia non aiuta. Credo che lavorando a stretto contatto con il Governo e il Parlamento, si possa riuscire a ottenere i risultati attesi in termini di semplificazione e snellimento delle procedure.


Altra ipotesi sul tavolo è quella dell'autonomia finanziaria delle AdSP. Ma le Authority che non hanno terreni di proprietà cosa metteranno a reddito?


Anche questa domanda necessita di approfondimenti mirati. I porti non possono essere visti in maniera superficiale e ipotetica. Prima di modificare le norme vanno considerate tutte le variabili. Non posso che citare quello che sento sempre quando vado in sede dell'UE, ovvero ..."quando hai visto un porto, hai visto soltanto quel porto". Non sempre tutte le ipotesi sul tavolo vanno bene per tutte le realtà e quindi dobbiamo fare previsioni che non danneggino la nostra portualità nazionale.



Assoporti ha presentato recentemente uno studio sui rapporti tra scali italiani e Mediterraneo. I porti italiani potranno caratterizzarsi ancora, per la maggior parte, come porti di transshipment?


I porti di transshipment sono proprio un esempio di quello che ho appena detto. Per questi porti vanno fatte delle considerazioni specifiche. E anche tra loro, i nostri porti di transshipment presentano delle peculiarità e delle differenze. Come Associazione a breve presenteremo, in continuità con lo studio che Lei cita, un approfondimento sui porti del Mezzogiorno. Speriamo che questi lavori siano utili per il Governo e il Parlamento poiché attraverso un'attenta analisi si possono trarre le conclusioni migliori per la portualità.


Le zone economiche speciali e le zone logistiche speciali possono aiutare a riequilibrare il peso dei porti nazionali nel contesto Mediterraneo?



Questo è uno degli argomenti che saranno trattati nel nostro lavoro. Magari non bastano le ZES per riequilibrare il peso dei porti, ma certamente è una misura utile e importante.
Lo studio che stiamo realizzando andrà a fondo anche su questo tema.


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