Trasporti, Logistica
ravenna
05 settembre 2025
Ravenna, armi e progetto Undersec: il porto al centro del dibattito nazionale
L’Autorità Portuale: «Nessun ruolo nei controlli sulle merci, attività limitate alla pianificazione e promozione». Doganalisti: «Se la documentazione è conforme, la dogana italiana non ha motivo di bloccare l’invio di armi a Israele»
05 settembre 2025 - ravenna - Al centro del dibattito nazionale ci sono in questi giorni Ravenna e Israele, per due questioni distinte ma connesse: l’invio di armi al Paese in guerra attraverso il porto e la partecipazione dell’Autorità Portuale al progetto europeo Undersec.
Sul primo tema sono intervenuti gli Spedizionieri, mentre l’Autorità di Sistema Portuale ha precisato che la legge le assegna funzioni di indirizzo, pianificazione e promozione delle attività economiche. I controlli sulla natura delle merci, ha spiegato, spettano ad altri soggetti, e l’ente non riceve alcuna informazione né preventiva né successiva sulle operazioni.
Secondo Federico Di Tommaso, presidente dell’Associazione Doganalisti Emilia-Romagna, “se la documentazione è conforme, la dogana italiana non ha motivo di bloccare l’invio di armi a Israele. È un organo di controllo, non di indirizzo politico: fa passare ciò che è in regola e blocca ciò che non lo è, come dimostrano i sequestri degli ultimi mesi”. La differenza, ha aggiunto, “sta nella correttezza dei documenti, nel possesso delle licenze e negli obblighi di informazione e registrazione presso l’Uama e gli altri enti competenti. In questo caso, l’operazione va avanti”.
Come esempio, Di Tommaso cita il caso della Repubblica Ceca: “Se la sua autorità doganale autorizza l’esportazione di armi verso Israele, l’Italia non può opporsi al transito. Israele, pur non appartenendo alla Nato, ha una missione permanente presso il quartier generale di Bruxelles, e ciò significa che è un nostro alleato. In base alla legge 185 del 1990, l’Italia deve quindi consentire il passaggio di armi e armamenti”. La dogana, ribadisce, “non può decidere di fermare una spedizione per motivi politici, non è questo il suo ruolo”.
Nella relazione alle Camere, l’Uama ha specificato che dal 7 ottobre 2023 non vengono rilasciate nuove autorizzazioni, ma non sono state revocate o sospese quelle già concesse di carattere generale. Per questo motivo, conclude Di Tommaso, “finché non arriva una decisione formale da parte delle istituzioni italiane o europee, gli uffici applicano le regole esistenti”.
L’attenzione si è concentrata anche sul progetto europeo Undersec, al quale partecipa l’Autorità Portuale insieme a partner israeliani. L’ente di via Antico Squero, guidato da Francesco Benevolo, ha chiarito di aver aderito tre anni fa a una proposta di finanziamento nell’ambito del programma Horizon Europe, insieme ad altri 23 partner di 11 Paesi. L’obiettivo del progetto è lo sviluppo di un prototipo per la sicurezza subacquea delle infrastrutture portuali. Per Ravenna le attività riguardano esclusivamente simulazioni digitali, con un budget di 100mila euro, pari all’1,6% del totale, interamente finanziato dall’Unione Europea.
L’Autorità ha spiegato di aver seguito con attenzione l’evoluzione del progetto alla luce delle tensioni internazionali, chiedendo garanzie al coordinatore, che ha assicurato come l’iniziativa non abbia alcuna finalità legata alla produzione di armamenti o strumenti bellici. “Nel rispetto degli impegni contrattuali – si legge nella nota – e salvo diverse indicazioni da parte delle istituzioni nazionali o comunitarie, siamo tenuti a proseguire nel progetto, vigilando sulla sua correttezza e trasparenza”.
Infine, l’ente ha precisato che la cybersecurity dei propri sistemi non è affidata a società israeliane, ma viene gestita attraverso convenzioni e accordi quadro stipulati su piattaforme pubbliche regionali e statali, nel pieno rispetto della normativa vigente.
© copyright Porto Ravenna News
Sul primo tema sono intervenuti gli Spedizionieri, mentre l’Autorità di Sistema Portuale ha precisato che la legge le assegna funzioni di indirizzo, pianificazione e promozione delle attività economiche. I controlli sulla natura delle merci, ha spiegato, spettano ad altri soggetti, e l’ente non riceve alcuna informazione né preventiva né successiva sulle operazioni.
Secondo Federico Di Tommaso, presidente dell’Associazione Doganalisti Emilia-Romagna, “se la documentazione è conforme, la dogana italiana non ha motivo di bloccare l’invio di armi a Israele. È un organo di controllo, non di indirizzo politico: fa passare ciò che è in regola e blocca ciò che non lo è, come dimostrano i sequestri degli ultimi mesi”. La differenza, ha aggiunto, “sta nella correttezza dei documenti, nel possesso delle licenze e negli obblighi di informazione e registrazione presso l’Uama e gli altri enti competenti. In questo caso, l’operazione va avanti”.
Come esempio, Di Tommaso cita il caso della Repubblica Ceca: “Se la sua autorità doganale autorizza l’esportazione di armi verso Israele, l’Italia non può opporsi al transito. Israele, pur non appartenendo alla Nato, ha una missione permanente presso il quartier generale di Bruxelles, e ciò significa che è un nostro alleato. In base alla legge 185 del 1990, l’Italia deve quindi consentire il passaggio di armi e armamenti”. La dogana, ribadisce, “non può decidere di fermare una spedizione per motivi politici, non è questo il suo ruolo”.
Nella relazione alle Camere, l’Uama ha specificato che dal 7 ottobre 2023 non vengono rilasciate nuove autorizzazioni, ma non sono state revocate o sospese quelle già concesse di carattere generale. Per questo motivo, conclude Di Tommaso, “finché non arriva una decisione formale da parte delle istituzioni italiane o europee, gli uffici applicano le regole esistenti”.
L’attenzione si è concentrata anche sul progetto europeo Undersec, al quale partecipa l’Autorità Portuale insieme a partner israeliani. L’ente di via Antico Squero, guidato da Francesco Benevolo, ha chiarito di aver aderito tre anni fa a una proposta di finanziamento nell’ambito del programma Horizon Europe, insieme ad altri 23 partner di 11 Paesi. L’obiettivo del progetto è lo sviluppo di un prototipo per la sicurezza subacquea delle infrastrutture portuali. Per Ravenna le attività riguardano esclusivamente simulazioni digitali, con un budget di 100mila euro, pari all’1,6% del totale, interamente finanziato dall’Unione Europea.
L’Autorità ha spiegato di aver seguito con attenzione l’evoluzione del progetto alla luce delle tensioni internazionali, chiedendo garanzie al coordinatore, che ha assicurato come l’iniziativa non abbia alcuna finalità legata alla produzione di armamenti o strumenti bellici. “Nel rispetto degli impegni contrattuali – si legge nella nota – e salvo diverse indicazioni da parte delle istituzioni nazionali o comunitarie, siamo tenuti a proseguire nel progetto, vigilando sulla sua correttezza e trasparenza”.
Infine, l’ente ha precisato che la cybersecurity dei propri sistemi non è affidata a società israeliane, ma viene gestita attraverso convenzioni e accordi quadro stipulati su piattaforme pubbliche regionali e statali, nel pieno rispetto della normativa vigente.
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