Porti
roma
31 ottobre 2025
Stop alla riforma dei porti: la Ragioneria dello Stato boccia il testo del Mit
La mancata bollinatura blocca la nascita di “Porti d’Italia Spa”. Dubbi sulla copertura finanziaria del provvedimento voluto da Salvini e Rixi
31 ottobre 2025 - roma - La riforma della legge 84/94, voluta dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e affidata al viceministro Edoardo Rixi, si ferma prima ancora di arrivare in Consiglio dei ministri. La Ragioneria generale dello Stato non ha concesso la bollinatura al testo, stoppando di fatto l’iter del provvedimento.
La “bocciatura” dell’organo del Ministero dell’Economia, guidato da Daria Perrotta, blocca la costituzione della nuova società “Porti d’Italia Spa”, il perno della riforma. Si tratterebbe di una super-authority di diritto privato a capitale pubblico, con un capitale iniziale di 500 milioni di euro interamente versato dal Tesoro, destinata a coordinare investimenti, opere strategiche e rapporti tra Stato e le 16 Autorità di sistema portuale italiane.
Il Cda previsto sarebbe composto da cinque membri (due designati dal Mef, due dal Mit e uno dalla Presidenza del Consiglio), con un presidente indicato dal Tesoro e un amministratore delegato nominato dal Mit. Alla nuova società sarebbero affidate funzioni di progettazione, appalto e collaudo di opere portuali strategiche, oltre al coordinamento con le singole Autorità portuali attraverso una convenzione con la Conferenza nazionale del sistema portuale.
Secondo le prime ricostruzioni, la decisione della Ragioneria sarebbe legata a criticità nella copertura finanziaria della bozza di riforma. Il risultato è un nuovo stop a un progetto che, nelle intenzioni del governo, avrebbe dovuto razionalizzare la governance portuale ma che ha già suscitato forti perplessità da parte del mondo marittimo, sindacale e politico.
© copyright Porto Ravenna News
La “bocciatura” dell’organo del Ministero dell’Economia, guidato da Daria Perrotta, blocca la costituzione della nuova società “Porti d’Italia Spa”, il perno della riforma. Si tratterebbe di una super-authority di diritto privato a capitale pubblico, con un capitale iniziale di 500 milioni di euro interamente versato dal Tesoro, destinata a coordinare investimenti, opere strategiche e rapporti tra Stato e le 16 Autorità di sistema portuale italiane.
Il Cda previsto sarebbe composto da cinque membri (due designati dal Mef, due dal Mit e uno dalla Presidenza del Consiglio), con un presidente indicato dal Tesoro e un amministratore delegato nominato dal Mit. Alla nuova società sarebbero affidate funzioni di progettazione, appalto e collaudo di opere portuali strategiche, oltre al coordinamento con le singole Autorità portuali attraverso una convenzione con la Conferenza nazionale del sistema portuale.
Secondo le prime ricostruzioni, la decisione della Ragioneria sarebbe legata a criticità nella copertura finanziaria della bozza di riforma. Il risultato è un nuovo stop a un progetto che, nelle intenzioni del governo, avrebbe dovuto razionalizzare la governance portuale ma che ha già suscitato forti perplessità da parte del mondo marittimo, sindacale e politico.
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