giugno-agosto

Porti

ravenna 28 luglio 2026

Verso un sistema portuale regionale

Con il sostegno della Regione Emilia-Romagna, l'Autorità Portuale di Ravenna avvia il confronto con sindaci e Capitaneria di Porto. Coinvolti otto porti da Cattolica a Goro. De Pascale: «La forza sta nella capacità di fare sistema»

28 luglio 2026 - ravenna - Creare un sistema portuale regionale coordinato dall’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale, superando l’attuale gestione incentrata sul solo porto di Ravenna. È l’obiettivo del progetto avviato dal presidente Francesco Benevolo, con il pieno sostegno della Regione Emilia-Romagna, per coinvolgere gli otto principali scali della costa: Cattolica, Bellaria-Igea Marina, Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia, Porto Garibaldi e Goro.

 

L’operazione non si limiterebbe a un allargamento amministrativo della circoscrizione. L’obiettivo è coordinare servizi e investimenti, evitare duplicazioni, ottenere economie di scala, valorizzare la nautica e la cantieristica e dare maggiore peso all’Emilia-Romagna nei rapporti con il Governo.

«Il progetto di costruire un sistema portuale regionale coordinato dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro-settentrionale - commenta il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale - rappresenta una prospettiva strategica per il futuro della regione. È un percorso che condividiamo perché punta a mettere in rete competenze, infrastrutture e vocazioni diverse, valorizzando ogni porto della nostra costa senza perdere le specificità di ciascun territorio. Come Regione riteniamo che la forza stia nella capacità di fare sistema, migliorando il coordinamento degli investimenti, dei servizi e delle politiche per la Blue Economy e rafforzando il ruolo dell’Emilia-Romagna nel confronto con il Governo nazionale. Siamo in una fase di ascolto e consultazione con i Comuni interessati, un passaggio indispensabile perché un progetto di questa portata possa nascere attraverso il confronto istituzionale e la condivisione con i territori. È il metodo che abbiamo scelto per tutte le principali scelte strategiche della Regione: partecipazione, collaborazione e costruzione di obiettivi comuni. Solo così sarà possibile dare vita a un sistema portuale regionale capace di sostenere competitività, innovazione e sviluppo sostenibile lungo tutta la costa emiliano-romagnola».

Secondo Benevolo l’attuale organizzazione rappresenta un’anomalia nel panorama nazionale. «Tutte le regioni italiane dotate di una portualità significativa hanno un sistema portuale regionale. L’Emilia-Romagna è rimasta l’unica a non averlo. Anche dal punto di vista dell’Autorità di Sistema siamo l’unica realtà italiana a gestire un solo porto, a parte Taranto». La proposta punta quindi a riunire all’interno di una regia comune realtà differenti per dimensioni, funzioni e caratteristiche. Gli scali interessati comprendono porti turistici, pescherecci e commerciali, con attività legate al diporto, alla pesca, alla cantieristica, ai servizi nautici e al turismo. L’intenzione è valorizzarne le specificità, mettendole in relazione tra loro e costruendo una programmazione capace di guardare all’intera costa regionale come un unico sistema diffuso.

Benevolo ha già avviato il confronto con le amministrazioni comunali e la Capitaneria di porto. «Ho incontrato Cesenatico, Cervia, Riccione, Rimini, Bellaria-Igea Marina e Cattolica. Il 4 agosto incontreremo Goro e successivamente Porto Garibaldi, così da completare il giro delle consultazioni. La Regione ci sta affiancando e sostenendo totalmente su questo progetto». Conclusi gli incontri, il percorso dovrebbe entrare nella fase istituzionale. «Vorrei chiudere le consultazioni entro l’estate. A settembre torneremo in Regione e l’obiettivo è che entro ottobre venga inviata al Ministero la richiesta formale di allargamento della circoscrizione dell’Autorità di Sistema portuale».
L’adesione immediata di tutti gli otto scali non viene considerata una condizione indispensabile per cominciare. L’ampliamento potrebbe essere avviato gradualmente, coinvolgendo in una prima fase le amministrazioni pronte a formalizzare la propria disponibilità. «Potremmo partire anche con tre o quattro porti, purché si inizi il percorso», precisa Benevolo.
I vantaggi attesi riguardano prima di tutto il coordinamento dei servizi e la possibilità di mettere a disposizione dei diversi territori le competenze tecniche e amministrative dell’Autorità portuale.
«Significa iniziare a ragionare come sistema regionale, coordinare servizi, evitare duplicazioni e creare economie di scala».

Una gestione coordinata consentirebbe agli scali regionali di utilizzare una più ampia gamma di competenze specialistiche e una maggiore capacità contrattuale, oggi difficilmente accessibili ai singoli Comuni. Permetterebbe inoltre di programmare gli interventi in una prospettiva regionale, evitando che ciascun territorio proceda autonomamente senza conoscere i progetti avviati nelle località vicine.

Tra gli esempi citati da Benevolo vi sono i mercati ittici progettati senza un confronto preventivo. «Ci sono realtà che stanno progettando un mercato ittico senza sapere che, a poca distanza, si sta sviluppando un progetto analogo». Una regia comune permetterebbe di valutare funzioni, dimensioni e localizzazioni sulla base delle esigenze complessive della costa, nel rispetto delle peculiarità di ciascuno, ma limitando sovrapposizioni e dispersione di risorse.
Un altro obiettivo riguarda la valorizzazione della Blue Economy. Gli otto porti presentano competenze, imprese e professionalità che potrebbero essere promosse attraverso un’identità condivisa, pur mantenendo le rispettive vocazioni.
«Penso alla nautica e alla cantieristica. Esistono eccellenze distribuite anche lungo tutta la costa, ma oggi manca un coordinamento. Si potrebbe costruire un marchio regionale della nautica, certificare qualità e trasparenza dei servizi, valorizzare professionalità come i maestri d’ascia e creare un’offerta integrata».
Tra le ipotesi figura anche una sorta di “bollino” per le officine e le attività nautiche, capace di certificare la qualità delle prestazioni e la trasparenza dei prezzi. Il sistema regionale potrebbe così presentarsi agli utenti e agli operatori con standard condivisi, promuovendo insieme porti turistici, cantieri, officine e competenze artigianali.
L’allargamento avrebbe anche un’importante valenza politica. Un’Autorità portuale estesa a più scali potrebbe rappresentare con maggiore autorevolezza gli interessi dell’intera costa nelle interlocuzioni con il Governo e nella definizione delle politiche nazionali dedicate alla portualità e all’economia del mare.
«Presentarsi come sistema regionale significa avere maggiore peso nei confronti del Governo nazionale. Non è soltanto un progetto organizzativo, ma anche un modo per rafforzare la posizione dell’Emilia-Romagna nelle politiche portuali e nella Blue Economy».
L’accoglienza raccolta durante la prima parte delle consultazioni è stata favorevole, anche se non mancano elementi di cautela. «L’idea piace a tutti i sindaci che ho incontrato. In alcuni Comuni ci sono però ovviamente valutazioni politiche legate alle prossime elezioni amministrative, ma il progetto sta ricevendo attenzione e interesse anche se non tutti i territori sono già “pronti” per compiere una scelta di questo tipo, il che è anche comprensibile».

Cesenatico e Rimini, ad esempio, hanno anche a breve le prossime consultazioni elettorali, che possono richiedere una attenta riflessione politica prima dell’adozione di atti formali. Questo non dovrebbe impedire di proseguire il confronto e di lavorare con i territori disponibili ad avviare subito il percorso.

Per Benevolo il progetto rappresenta uno dei dossier strategici del mandato, insieme alle numerose questioni che interessano il porto di Ravenna. Il presidente riconosce la complessità di un percorso che richiede il coinvolgimento di Comuni, Capitaneria, Regione e Governo, ma conferma la volontà di arrivare a una proposta concreta.
«Sono molto determinato a portarlo avanti. È una delle tante sfide che stiamo affrontando contemporaneamente, ma credo che possa rappresentare un passaggio fondamentale per il futuro del sistema portuale regionale».


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