Interviste

roma 19 maggio 2015

Rossi (Ceo di Gsp Offshore SA): “Grande fermento in Adriatico”

19 maggio 2015 - roma - Daniele Rossi, parliamo dell’area mediterranea. Con il prezzo del petrolio ancora molto basso e una concorrenzialità nel settore sempre più accesa, quale ruolo può giocare il Mediterraneo in questo momento e nei prossimi anni?
Guardando alla sicurezza energetica europea, sicuramente l’area del Mediterraneo riveste un’importanza strategica. In particolare le scoperte di gas attuali e future nella regione modificheranno il quadro energetico globale, anche se è ancora troppo presto per fare una valutazione precisa dell’impatto che avranno sul mercato europeo, poiché questo dipenderà dal volume delle riserve potenzialmente sfruttabili nell’intera regione. Inoltre, questo gas dovrà competere con le altre fonti di gas naturale liquefatto, in particolare quelle dell’Africa orientale e degli Stati Uniti. Pertanto, il prezzo e l’affidabilità saranno fattori determinanti. Gli eventi della Primavera araba degli ultimi tre anni hanno naturalmente avuto un impatto sul mercato oil & gas, provocando alcune interruzioni e avendo ripercussioni sul prezzo del petrolio, soprattutto a seguito della rivoluzione in Libia nel 2011. In questo contesto, è importante rafforzare il dialogo e la cooperazione a livello energetico con i Paesi produttori della regione che godono di stabilità politica, come l’Algeria e l’Egitto, ma al tempo stesso dovrebbero essere intensificati gli sforzi per recuperare la disastrata situazione politica in Libia, che resta il candidato naturale per un dialogo a livello energetico con l’Unione europea. Per quanto riguarda l’Italia, le riserve di idrocarburi dell’Adriatico potrebbero essere nel medio termine una risorsa straordinaria per diminuire la dipendenza energetica, così come per sostenere il bilancio dello Stato e gli investimenti.
Ci sono, quindi, importanti progetti come il South Stream e il Tap. Le aziende italiane potranno avere delle opportunità?
Il South Stream è in massima parte realizzato da una azienda italiana, anche se ora i russi pensano di poter fare da soli parte dei lavori, ma credo si tratti più di una reazione isterica alle recenti sanzioni che non una possibilità concreta. Il contributo tecnologico italiano è indispensabile per vincere le sfide tecniche ed ambientali di questi progetti. Parliamo di una tecnologia diffusa sul territorio, che viene messa a disposizione di grandi operatori. Per quanto riguarda il TAP, vedremo chi si aggiudicherà i lavori, ma di sicuro aziende italiane saranno coinvolte sia sul tratto off-shore che sul tratto a terra.
A quali condizioni?
Tutti i Paesi attraversati dalla pipeline del TAP hanno preteso un accordo per la valorizzazione del local content. Ecco credo che l’Italia come paese di approdo della linea di trasporto avrebbe dovuto pretendere condizioni di miglior favore per le sue aziende, invece ancora una volta abbiamo preferito dividerci in estenuanti discussioni fra chi è favorevole e contrario al progetto e le nostre aziende devono come al solito competere a condizioni di mercato contro aziende provenienti da tutto il mondo e che nessun legame avranno mai con il territorio.
L’azienda che lei dirige ha deciso di costruire addirittura un porto, in Albania, come base logistica. Ce ne può parlare?
In realtà si tratta della riqualificazione di una struttura portuale esistente in funzione delle esigenze logistiche del mercato off-shore dell’oil & gas. Sostanzialmente sono lavori di adeguamento dei fondali e realizzazione di alcune infrastrutture portuali. L’operazione è solo in parte collegata alla necessità di garantire quel local content richiesto dal TAP. Non c’è dubbio che l’Adriatico vivrà un periodo di grande fermento nei prossimi anni, sia per gli investimenti previsti in Croazia con l’assegnazione delle nuove licenze esplorative che per l’attività di rimozione delle piattaforme non più attive. Vorrei sperare anche per nuove attività previste nel settore italiano. Per tutto questo la logistica portuale assumerà un valore significativo ed è quindi importante essere presenti in posizione strategica.
Non è solo un problema di concorrenzialità delle aziende italiane. La vicenda dell’Air gun ha dimostrato come nel nostro Paese non esista una vera politica energetica se non basata sulla umoralità del momento e su qualche piccolo interesse politico di breve respiro. Quali effetti hanno questi atteggiamenti sulla nostra credibilità internazionale?
Fortunatamente gran parte delle nostre aziende godono di un livello tecnologico di avanguardia e di una capacità operativa eccezionale che ne ha garantito il successo sui mercati esteri. Il problema è per gli investimenti in Italia che nessun operatore internazionale è disponibile a fare in uno scenario normativo instabile. Dobbiamo ricordarci che nel settore dell’oil & gas ci sono opportunità infinite in giro per il mondo, solo in West Africa sono previsti investimenti per circa 400 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. Per le società energetiche, grandi e piccole, decidere l’allocazione del budget di investimenti è un processo di pianificazione di lungo periodo che per le cifre che coinvolge non può essere esposto a fattori “umorali” o politici.
Un altro esempio: la Croazia ha assegnato le aree per l’esplorazione di idrocarburi, l’Italia discute da sempre su questo tema, ma resta ferma, nonostante abbia un settore offshore all’avanguardia. Quali prospettive vede in Adriatico?
Come le dicevo, l’Adriatico sarà ricco di opportunità nei prossimi anni sia per le attività di prospezione e sviluppo che per la chiusura dei pozzi non più operativi. E sono sicuro che le aziende italiane sapranno cogliere gran parte di queste opportunità. Il problema è per il Paese, per la sua politica energetica ed economica. Per le casse dello Stato e per gli investimenti che potrebbero dare quello stimolo fondamentale al sistema produttivo italiano per uscire dal tunnel della crisi. Ma per questo è necessaria una convinta attuazione del Piano Energetico Nazionale approvato da poco e già dimenticato.




© copyright Porto Ravenna News
CONDIVIDI

Interviste ed Eventi

interviste / Poggiali: “Pesanti disservizi negli uffici periferici dello Stato”

interviste / Belletti: "Va risolta la carenza di organico della sanità marittima"

interviste / D'Agostino (Assoporti): "Nelle AdSP coinvolgere gli enti locali"

interviste / Fagnani (Ass.LL.PP.): "Ecco la via ferrata"

interviste / Rubboli (PRProgress): "Un solo varco crea problemi di sicurezza"

CONFETRA RAVENNA 14 OTTOBRE
Columbia TranspostCSRCompagnia Portuale RavennaFioreTCR TramacoCassa di Risparmio di RavennaSersCasadei GhinassiCNA RavennaConfartigianato RavennaBanca Popolare di RavennaBperConsar RavennaIntercontinentalSfacsRomagna AcqueServizi tecnico-nauticiLe Navi - SeawaysSimapcz lokoErmareMacportAgmarT&CMartini VittorioAngopiCiclatCNA ImpreseviamarCorship spaNadepSecomarSpedizionieri internazionali RavennaExportcoopambiente