Interviste

ravenna 13 ottobre 2015

Morini (Filt Cgil): “Venezia, Ancona e Livorno scavano. Si trovi anche da noi una via rapida per i fondali”

13 ottobre 2015 - ravenna - Danilo Morini, avete espresso preoccupazione per quanto sta accadendo. Il 21 avreste votato la rimodulazione del progetto?
“Per noi la questione non è votare a favore o contro un ipotetico progetto ma, in primo luogo, come abbiamo chiesto già da molti mesi, è avere la condivisione istituzionale e dei soggetti di rappresentanza sociale e di impresa su un progetto che si muova nella legittimità giuridica, sia fattibile e avvalorato anche dalle istituzioni nazionali di riferimento e NON costituisca una foglia di fico per questo o quello, ma abbia in sé le condizioni di una sua rapida effettuazione. Noi sosteniamo che senza escavi e senza lavori di adeguamento delle banchine il porto di Ravenna perde competitività e, quindi, occupazione e ricchezza”.
Adesso come occorre muoversi?
“Occorre recuperare un'unità di intenti tra istituzioni (tutte, a partire da AP, Comune, Provincia, Regione ecc..) per giungere ad un progetto condiviso, anche con le forze di rappresentanza sociale e d'impresa, che possa essere presentato, con il peso di questa ampia condivisione necessaria, ai ministeri competenti al fine della sua più rapida realizzazione e per non pregiudicare le risorse fino ad ora messe a disposizione per la realizzazione dei lavori e non utilizzate”.
Ad Ancona hanno approfondito i fondali, a Venezia pure. Sul Tirreno idem. E il materiale di escavo è andato per buonissima parte a mare. A Ravenna ci sono mille 'se' e mille 'ma'. E' possibile?
“Quando dicevamo, alcuni mesi or sono, che in altre realtà limitrofe (Ancona e Venezia) o del Tirreno (Livorno e non solo) si scavava, ci veniva detto che era impossibile. Naturalmente si scavava e si scava. In alcuni casi rimettendo a mare il materiale ed in altri mettendolo in casse di colmata, alcune delle quali pure a mare. Il tutto con autorizzazioni e nel rispetto di norme vigenti o di norme ad hoc che lo hanno reso possibile. Per gravi problemi occupazionali, inoltre, alcuni siti sequestrati (cantieri di Monfalcone) sono stati rimessi a disposizione delle attività lavorative in pochi giorni. Noi chiediamo che le rappresentanze del territorio (la politica, i parlamentari, le istituzioni, le imprese, ecc...) se davvero credono necessari i lavori nel porto e se davvero paventano il grave rischio occupazionale che ci farebbe correre la loro mancata realizzazione, agiscano presso le proprie rappresentanze (parlamento, associazioni ecc...) affinché si trovi, celermente e nel rispetto delle leggi, la via più rapida per realizzarli. Altrimenti credo che non verranno concessi alibi ad alcuno. Il tutto senza deflettere dal rispetto delle norme, ma senza essere progionieri della paura del "comitatismo del no".
Quale tempistica prevedete ora, per l'escavo dei fondali?
“La speranza ci fa dire che almeno entro il 2016 qualcosa si debba muovere. Il sano principio di realtà e l'esempio di quanto accaduto finora, invece, ci fa pensare a molto più avanti, purtroppo”.






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