Interviste

roma 22 ottobre 2015

Titone (OMC): "Le tappe che porteranno in alto il prezzo del greggio e la ripresa degli investimenti"

22 ottobre 2015 - roma - Enzo Titone, a lungo manager di primo piano di Eni, attuale amministratore delegato di Omc, è certamente una voce influente nel mondo del’oil& gas. Lo abbiamo intervistato.
Lo stop alla ricerca ed estrazione di idrocarburi in Italia sta avendo pesanti ripercussioni: multinazionali lasciano il nostro Paese, altre aziende sono in difficoltà. Il settore offshore come potrà uscire da questa situazione?
Il mercato petrolifero subisce ciclicamente battute d’arresto. Questa in particolare si presenta piuttosto critica per una decisa presa di posizione dell’Arabia Saudita che ha trovato unanime consenso in seno all’OPEC, i cui membri non ridurranno i propri livelli di produzione lasciando che sia il mercato ad autoregolarsi.

E’ una situazione che a mio avviso non si protrarrà per troppo tempo. Già si vedono i primi effetti della politica saudita che ha prodotto una diminuzione della produzione negli Stati Uniti, discesa da 9,6 a 9,1 milioni di barili giorno per gli alti costi delle produzioni da shale. Recenti stime poi proiettano una continua diminuzione anche nel 2016 fino a raggiungere 8,6 milioni di barili giorno.

D’altronde la domanda di energia nel mondo è in continua crescita per lo sviluppo industriale, stimolato anche dai bassi prezzi dell’energia, e per soddisfare le necessità della popolazione mondiale in continua crescita. I minori investimenti nella ricerca delle compagnie petrolifere non consentiranno di reintegrare i volumi via via prodotti in questi mesi. Ci sarà quindi una minore disponibilità di greggio sul mercato, con conseguente aumento dei prezzi che originerà una maggiore disponibilità finanziaria favorendo una conseguente la ripresa delle attività che saranno prevalentemente offshore.

La ripresa dell'attività in Alto Adriatico favorirebbe il rilancio anche del distretto offshore di Ravenna?

Il Distretto energetico di Ravenna ha una grande potenzialità in termini di capacità tecnologiche e manageriali sviluppatesi in oltre cinquant’anni di attività partite in Adriatico e poi esportate in tutto il mondo offshore. La riduzione delle attività all’estero e l’assenza nel settore domestico potrebbero portare alla perdita di questo patrimonio. La ripresa delle attività in Alto Adriatico quindi consentirebbe di non disperdere queste capacità. D’altro canto l’Alto Adriatico non ha bisogno di essere difeso dal divieto No triv, perché nell’arco di cinquant’anni le attività offshore si sono sviluppate in perfetta compatibilità con le altre peculiarità della Regione: turismo, agricoltura, pesca e cultura. Sono altre le attività con alto impatto ambientale.

Un esempio, non producendo idrocarburi in Italia dovremmo importarli con conseguente incremento di traffico nei nostri mari, fattore potenzialmente molto più inquinante. Confrontiamoci per esempio con la Norvegia. Si tratta di un paese con ancora un intenso sviluppo delle fonti fossili, fatto adottando adeguate norme di tutela ambientale (e in Italia la nuova legge introduce misure ancora più restrittive). I proventi che ne derivano hanno poi favorito non solo lo sviluppo economico e sociale del paese ma anche assicurato l’avvio di una graduale transizione verso le fonti rinnovabili.

Riprendendo le attività in Alto Adriatico si consentirebbe di percorrere lo stesso cammino virtuoso già iniziato a Ravenna da qualche anno con la trasformazione del Distretto Petrolifero in Distretto Energetico con numerose iniziative nel campo delle rinnovabili. Basti ricordare l’impegno in questo settore del Gruppo Tozzi, di Micoperi e di Rosetti Marino.

In alternativa, c'è solo l'estero dove però la concorrenza è fortissima.

Purtroppo l’estero non è un’alternativa o quantomeno è una alternativa difficilissima data la grande concorrenza dovuta a un mercato stagnante. Abbiamo le opportunità in casa. Manteniamo viva ed efficiente la nostra industria, pronta a lanciarsi nuovamente sul mercato internazionale quando le condizioni miglioreranno.

Cosa si aspetta dal Governo?
Dovrebbe finire questa fase di contrapposizione ideologica che vede una parte dire dei no a prescindere. Questo atteggiamento non porta nessun beneficio, anzi, può far perdere il prezioso patrimonio umano, tecnologico e finanziario e avviarci su una china da cui può essere difficile far ripartire il motore dell’economica del paese.

Apprezzo molto la posizione della Regione ER che richiede a tutti gli attori in gioco di fare un grande sforzo culturale e di aprirsi a un confronto sereno. Vanno tenuti ben presenti i benefici che deriverebbero da una ripartenza delle attività offshore che potrebbero dare un importante contributo alla ripresa. I progetti già cantierabili si tradurrebbe in termini di occupazione tra diretta e indotta di 120.000 lavoratori, in una riduzione della bolletta energetica nazionale di 10 miliardi di euro, in maggiori tasse e royalty per 3 miliardi di euro e con importanti investimenti nel campo della ricerca anche orientata alle fonti di energia rinnovabile.

Transizione, Ricerca ed Evoluzione: una graduale transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili con un maggiore utilizzo di metano accompagnata dalla ricerca scientifica e tecnologica sono le basi per affrontare le sfide ecologiche del futuro. E le compagnie petrolifere, evolvendosi in imprese energetiche globali possono giocare un ruolo importante in questa strategia.

Un esempio è l’Eni award assegnato in questi giorni a sei ricercatori per i loro lavori nel campo dell’energia sostenibile. Fra tutti vorrei ricordare il professor Kanatzidis della Northwestern University - Illinois che, con l’utilizzo di nanotecnologie ha migliorato del 200% l’efficienza dei materiali termoelettrici, ingabbiando il calore che altrimenti si disperderebbe in atmosfera. Questa è la strada che ci consente di guardare con fiducia verso un futuro ecosostenibile.




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