Interviste

napoli 18 luglio 2019

Masucci: “Con il Fondo F2i pronti a rafforzare il sistema delle infrastrutture portuali”

18 luglio 2019 - napoli - Umberto Masucci, avvocato napoletano, presidente nazionale del Propeller club e vice presidente della Federazione del Mare, è stato nominato recentemente presidente di F2i Holding Portuale (Fhp), nata dal fondo F2i.
F2i, infatti, è acronimo di Fondi Italiani per le Infrastrutture, è una società di gestione del risparmio fondata nel 2007 e guidata dall'amministratore delegato Renato Ravanelli. Gestisce asset per circa cinque miliardi, investiti in diversi settori: aeroporti, energie rinnovabili, distribuzione del gas naturale, ciclo idrico integrato, telecomunicazioni, infrastrutture socio-sanitarie.
F2i Sgr ha diciannove soci, tra cui fondazioni di origine bancaria, casse di previdenza e fondi pensione nazionali ed esteri, istituzioni finanziarie nazionali e internazionali, fondi sovrani. I fondi gestiti da F2i Sgr sono sottoscritti da investitori professionali italiani ed esteri.
In base a quanto si è letto su alcuni quotidiani F2i sarebbe interessato ad alcune acquisizioni in diversi porti, compreso quello di Ravenna.

Masucci, perché l’ingresso nella portualità italiana del primo fondo infrastrutturale italiano?“Giudico molto positivo l'ingresso di F2i nel mondo della portualità perché testimonia dell'importanza strategica dei porti italiani nel sistema logistico nazionale. L'Italia è un paese di trasformazione di materie prime in prodotti lavorati e l'efficienza dei nostri porti è fondamentale per garantire una logistica adeguata all'import/export italiano. Facciamo spesso l'errore di concentrarci solo sui containers e sui passeggeri: sono certamente importantissimi, ma dimentichiamo che il settore del carico secco, del project cargo, del siderurgico, delle granaglie rappresenta una quota rilevante dell'economia dei nostri porti. Da questo settore è partita la strategia di acquisizioni e di aggregazioni nel settore portuale di F2i e lo giudico molto positivo. Sintomatico anche che il nome della società sia stato subito modificato in F2i Holding Portuale spa (FHP), a testimonianza di una ampia strategia portuale che F2i intende portare avanti.
Nei mesi scorsi F2i ha acquisito Porto di Carrara spa, presente a Marina di Carrara, Venezia e Chioggia. Quale obiettivo vi ponete con questa operazione? Si può replicare il successo che avete avuto con gli aeroporti?
“Ovviamente si tratta di settori diversi, ma porti ed aeroporti costituiscono un asset logistico fondamentale per il nostro Paese e mi sembra logico che dopo gli aeroporti il primo fondo infrastrutturale italiano pensi ai porti.
La sfida che noi 'portuali' abbiamo ora è di replicare nei porti i successi che F2i ha realizzato in tanti aeroporti italiani: viaggio molto in aereo e ho potuto toccare con mano negli ultimi anni i grandi progressi dei nostri aeroporti, conosco molti manager aeroportuali F2i e comprendo i motivi di successo. Avere molti aeroporti ha consentito anche a F2i di far crescere molto il livello generale del management”.
C’è un grande dibattito sul ruolo di Assoporti e sulla natura delle AdSP. Lei come si pone?
“Partirei da una considerazione generale: la riforma portuale del 2016 era necessaria e interveniva con grave ritardo rispetto a uno scenario internazionale profondamente mutato rispetto al 1994, anno di approvazione della prima riforma portuale.
Giudico positiva la riforma del 2016 e giudico complessivamente positive le nomine di Presidenti e Segretari delle AdSP. Va però detto che alcuni dei "pilastri" della nuova legge come il Tavolo nazionale di coordinamento(che doveva assicurare un confronto tra le Autorità e indirizzi nazionali che evitassero anche il proliferare di inutili investimenti in porti vicini)non ha poi funzionato. Aggiungiamo che da 4 mesi non abbiamo più un Vice Ministro con delega ai porti e il quadro purtroppo non è positivo.
In questa cornice credo che Assoporti stia giustamente cercando di ragionare anche come organo tecnico che può dare un importante supporto alle singole AdSP e al Ministero. Mi sento anche come rappresentante del Cluster di lanciare un forte appello all'unità di Assoporti: abbiamo già troppe divisioni all'interno del Cluster e una Assoporti unita e forte può dare un importante contributo al rafforzamento del Cluster marittimo nazionale. Al nascituro Governo mi permetto chiedere, e non l'istituzione di un dicastero che accorpi tutte le funzioni del mare e dei porti,quanto meno un Vice Ministro con deleghe forti e specifiche per il nostro settore: l'economia del mare è fondamentale per il nostro Paese e purtroppo spesso lo dimentichiamo.
Quali sono le principali carenze dei nostri porti?
“Senza entrare nel dettaglio di ognuna di loro direi i dragaggi (con procedure ancora complicatissime e spesso rischiose per i presidenti che li devono eseguire), le mille difficoltà nelle gare di appalto che ritardano moltissimo le opere, il coordinamento(ancora non compiuto in molti porti) tra le varie Autorità con le differenti competenze. Vedo però, rispetto al passato, un approccio migliore delle AdSP e credo che tutto il Cluster debba sostenere questo sforzo”.
E quelle, in generale, delle infrastrutture
“Nei porti italiani da tempo si investe poco ,non vedo nuove banchine ,vedo più gestione dell'esistente. Nel lontano 1994 ci siamo 'inventati' poi in Italia la figura del Terminalista,un imprenditore in porto che prende in concessione aree e banchine, fa investimenti e opera: a quel tempo molti agenti marittimi, armatori, spedizionieri, imprese di imbarco e sbarco hanno investito i loro risparmi e si sono trasformati in terminalisti. A distanza di 25 anni sono ora necessari maggiori investimenti, rinnovi dei parchi mezzi e di magazzini e a volte ci troviamo anche di fronte a cambi generazionali problematici. FHP è pronta a cogliere queste opportunità dando anche il proprio contributo al rafforzamento del sistema infrastrutturale portuale”.



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