Energia

ravenna 12 settembre 2026

Gas e petrolio, il decreto del Governo riapre il dibattito. Mingozzi: «Si riaccendono le luci sull’Adriatico»

Le nuove misure puntano ad accelerare le procedure per aumentare la produzione nazionale. Il Pri rilancia le estrazioni offshore: «Una scelta coraggiosa ma indispensabile»

Gas e petrolio, il decreto del Governo riapre il dibattito. Mingozzi: «Si riaccendono le luci sull’Adriatico»
12 settembre 2026 - ravenna - Le riserve nazionali di gas e petrolio tornano al centro della politica energetica italiana. Il decreto-legge approvato dal Governo e in vigore dall’11 settembre punta infatti ad accelerare le procedure legate agli idrocarburi, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dall’estero, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e contenere i costi per famiglie e imprese.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato nell’aumento della produzione nazionale uno degli strumenti per affrontare le tensioni sui mercati energetici. Il decreto interviene anche sui procedimenti relativi alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi sulla terraferma, prevedendo meccanismi sostitutivi in caso di inerzia regionale.

Il provvedimento riporta nel dibattito anche il tema delle estrazioni nell’Adriatico, rilanciato dal repubblicano ravennate Giannantonio Mingozzi. «Come repubblicani lo andiamo chiedendo almeno da tre anni, cioè dall’avvio della fase più drammatica della crisi energetica», afferma, sostenendo la necessità di utilizzare le risorse nazionali per aumentare il potere contrattuale dell’Italia nei confronti dei Paesi produttori.

Mingozzi ricorda anche quanto avvenuto a metà 2025, quando il Ministero tentò di autorizzare una trentina di esplorazioni, Adriatico compreso, superando il Pitesai del 2019, che secondo l’esponente del Pri «provocò guasti e malumore nelle Regioni più attente, la nostra compresa».

Per il repubblicano la nuova linea arriva comunque in ritardo. «La ripresa delle estrazioni anche in Adriatico diviene una scelta coraggiosa ma indispensabile», sostiene Mingozzi, osservando che nuove soluzioni green e il «piccolo» nucleare richiederanno ancora anni.

Resta infine la questione dello sfruttamento dei giacimenti dall’altra sponda dell’Adriatico. Mingozzi torna su una delle sue battaglie storiche, sostenendo che riprendere le estrazioni italiane consentirebbe di impedire ai Paesi confinanti di «continuare a rubarci le risorse che appartengono all’Italia e giustamente vanno estratte a beneficio degli italiani».


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