Porti

ravenna 21 maggio 2026

De Pascale a DEPORTIBUS: «L’Italia sarebbe più debole senza il porto di Ravenna»

Il presidente della Regione Emilia-Romagna: “Il sistema portuale è decisivo per la competitività della manifattura”. Appello a una grande alleanza nazionale sulla portualità

21 maggio 2026 - ravenna - “L’Italia sarebbe più debole senza il porto di Ravenna”. È uno dei passaggi dell’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale durante la giornata inaugurale di DEPORTIBUS, il festival dei porti italiani che fino al 23 maggio trasformerà Ravenna nel centro del confronto nazionale sul futuro della portualità.

Nel suo intervento ha sottolineato il legame sempre più stretto tra sviluppo portuale, logistica e sistema manifatturiero emiliano-romagnolo, definendo il porto di Ravenna un’infrastruttura strategica non soltanto per il territorio ma per l’intero Paese. “L’Emilia-Romagna è la regione che più di qualsiasi altra importa materie prime ed esporta prodotti finiti”, ha spiegato, ricordando la forte vocazione industriale della regione, dal biomedicale all’automotive, dall’agroalimentare alla ceramica.

Secondo il presidente della Regione, la competitività delle imprese dipende sempre di più da “un sistema logistico efficiente, sicuro e di qualità” capace di sostenere l’export e rendere più competitivo il tessuto produttivo. Da qui la scelta della Regione di sostenere fin dall’inizio la candidatura di Ravenna per ospitare DEPORTIBUS.

De Pascale ha poi insistito sul valore strategico del confronto nazionale sul sistema portuale italiano, sottolineando come le decisioni dei prossimi anni saranno decisive per recuperare competitività. “Le riforme e le scelte che dobbiamo fare possono farci recuperare il gap oppure portarci sulla strada sbagliata, e noi questo non ce lo possiamo permettere”, ha affermato.

Nel suo intervento il presidente della Regione ha richiamato più volte il modello Ravenna, indicandolo come esempio di coesione istituzionale e territoriale. “La caratteristica degli anni che abbiamo alle spalle è stata una comunità portuale unita e coesa”, ha spiegato, ricordando come il porto sia diventato “bene comune” dell’intera città e non soltanto di chi vi lavora direttamente.

De Pascale ha evidenziato anche la continuità istituzionale che ha accompagnato i grandi progetti dello scalo ravennate, dagli escavi ai progetti energetici, sostenuti dai diversi governi succedutisi negli anni. “Non è stata una battaglia campanilistica – ha sottolineato – ma una scelta strategica nazionale”.

Tra i passaggi più significativi anche il riferimento alla crisi energetica e alla capacità del territorio ravennate di rispondere alle esigenze del Paese attraverso infrastrutture considerate strategiche. Il presidente della Regione ha però ricordato le difficoltà legate ai procedimenti autorizzativi e alla complessità burocratica italiana: “In Italia un’opera strategica se ha meno di 60 enti coinvolti quasi non ci sentiamo a posto con noi stessi”, ha ironizzato.

Per De Pascale il futuro della portualità italiana dovrà quindi basarsi su una doppia dimensione: “una visione strategica almeno nazionale” e una forte capacità operativa radicata nei territori. “Se invertiamo questi due elementi e facciamo decisioni localizzate per interessi locali con una gestione troppo centralizzata, non andiamo da nessuna parte”, ha concluso.

Nel finale del suo intervento il presidente della Regione ha rivolto un ringraziamento alla Guardia Costiera e ai direttori marittimi presenti a Ravenna, definendoli motivo di orgoglio per il Paese.


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