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Interviste

ravenna 13 ottobre 2021

Grilli (COMPAGNIA PORTUALE): “Traffici in crescita, stabilizzeremo nuovo personale in gennaio”

13 ottobre 2021 - ravenna - L’organico attuale è di 351 unità, il tetto previsto è di 400. I lavoratori in somministrazione andranno a far parte
della quota autorizzata, diventando soci e colmando eventualmente il buco lasciato con altri interinali
Dopo il difficile anno pandemico, mese dopo mese il porto registra un incremento dei traffici. Com'è stato il 2020 della Compagnia Portuale e come si prefigura il 2021?

Nell’annus horribilis dell’economia italiana e nazionale, anche la portualità ravennate ha accusato il colpo della precaria situazione sanitaria che da oltre un anno, e in maniera mutevole, sta attanagliando il Paese. L’inasprimento degli effetti del Covid-19 si sono palesati anche nel settore portuale (che merita un giusto riconoscimento per aver garantito gli approvvigionamenti indispensabili al Paese) portando una progressiva e rilevante diminuzione dei volumi di traffico e di conseguenza una diminuzione delle occasioni di lavoro, che per la nostra società può essere stimato in 20.000 giornate circa di lavoro in meno, il 20%.
Nonostante questo, la capacità reattiva della Compagnia Portuale, l’attenzione agli strumenti economici messi a disposizione a livello nazionale e lo spirito di adattamento del lavoro portuale ravennate, hanno fatto sì che nell’anno definito dal Fondo Monetario Internazionale come the worst year ever, il risultato economico sia stato un sostanziale pareggio, risultato inimmaginabile anche solo nella prima parte dell’anno e per questo un forte ringraziamento va a chi in questi mesi ha saputo stringere la cintura, ovvero i lavoratori della Compagnia Portuale di Ravenna.
Il 2021, nonostante un gennaio sottotono, ha visto di fatto negli ultimi 5 mesi (da aprile ad agosto) azzerarsi il gap di performance numerico con il 2019 raggiungendolo sia in termini di movimentato sia in termini di occasioni di lavoro.

C'è molta aspettativa per nuove assunzioni che avete programmato. Può parlarcene?
Molti lavoratori della Compagnia Portuale sono entrati da ragazzi avendo come unico obiettivo una cosa sola, diventare socio della società che magari aveva visto i loro padri, o addirittura i loro nonni, lavorarvi. Il tempo cambia e modifica diverse cose ma questa forma di romanticismo ancora è presente anzi, siamo tutt’ora nella situazione che diversi padri hanno la possibilità di lavorare con i propri figli fianco a fianco e questa è una cosa che si può non trovare nella voce del cedolino di fine mese, ma ha un valore indefinibile.

È un meccanismo che si autoalimenta perché se aumentano i soci, poi si incrementano anche gli interinali. È così'?
Esattamente, noi in quanto autorizzati al servizio dall’ AdSP, per un periodo di tempo di circa cinque anni a bando, non siamo liberi di stabilizzare le persone che vogliamo senza prima passare attraverso tutti i passaggi che la legge ci impone, Commissione Consultiva, Organismo di Partenariato, Comitato di Gestione e, infine, un coordinamento dovuto tra AdSP e Ministero. Solo dopo queste attente valutazioni, i lavoratori in somministrazione andranno a far parte della pianta organica autorizzata, dando poi vita a quel meccanismo che li vede diventar soci colmando eventualmente il buco lasciato con altri interinali e via dicendo.
Quale sarà la tempistica?
Al momento la Compagnia Portuale conta 351 lavoratori a tempo indeterminato. Il numero massimo di lavoratori a tempo indeterminato stabilito dall’Autorità di Sistema Portuale per la società autorizzata dell’art. 17 è 400.
Parte dell’organico dei lavoratori più anziani non ha più le caratteristiche professionali, attitudinali e psico-fisiche per svolgere tutte le mansioni necessarie e per soddisfare le richieste di personale da parte degli utenti del porto. La Compagnia è quotidianamente ricorsa all’impiego di lavoratori somministrati tramite una agenzia interinale, nonostante questo in questi mesi spesso le richieste di manodopera da parte dei terminalisti vengono soddisfatte solo in parte e con ricorso a un ingente quantità di flessibilità e riduzione delle squadre di lavoro.
Il porto di Ravenna, ma in generale nessun porto, non può rischiare di non farsi trovare pronto quindi prevediamo, in una visione estremamente ottimistica, che le stabilizzazioni possano partire già da gennaio 2022.

Una valutazione generale sull'andamento del porto?
Il porto di Ravenna è un porto che in tanti dicono e si aspettano cresca, ma soprattutto un porto che si merita di crescere perché non si vive di solo Tirreno. Allo stesso tempo però deve essere un porto disponibile a contraccambiare merci solo in cambio di tutele e sicurezza sul lavoro. Può sembrare una frase retorica, ma è una frase che parla di Ravenna, di quello che è stato e di quello che dovrà essere il porto di questa città.
E in questo, tutti i soggetti del cluster portuale ravennate devono essere schierati, dobbiamo e dovremo essere inflessibili, ci sono delle norme chiare, facili da rispettare per i terminalisti, per i lavoratori del porto, per le imprese che lavorano nell'ambito portuale. Ci sono regole che vanno rispettate e questo deve essere chiaro all'Autorità di Sistema Portuale, deve essere chiaro alla Prefettura, deve essere chiaro a tutti quelli che hanno compiti di controllo. A Ravenna non è accettabile che non si rispettino le norme sul lavoro Portuale, perché le norme sul lavoro portuale non sono un vezzo, ma solo norme che garantiscono la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici in un settore dove i rischi per la salute delle persone sono molti alti ed elevati, perché il lavoro portuale è bello, è un lavoro che dà soddisfazione, è un lavoro che se fatto bene ha un alto valore sociale ma è un lavoro pericoloso, ed è un lavoro che va fatto con le tutele e le garanzie che la legge prevede.
In questo senso, ripeto, lo dobbiamo dire a tutti, ai ravennati e anche a chi vuol venire a investire a Ravenna e nel suo porto: questa è una città dove se qualcuno vuole investire nel suo porto troverà le porte spalancate, ma la pretesa nostra è quella della legalità perché nell’illegalità non c'è sviluppo, non c'è crescita, nella concorrenza al ribasso sulle tariffe portuali andando fuori dalla legalità sul lavoro portuale, non c'è futuro e non c'è ambizione, c’è solo svilimento, c’è solo attrazione di imprenditori e imprese che non portano ricchezza e valore per il territorio ma che unicamente sfruttano quello stesso territorio.
Quindi noi vogliamo nuovi traffici, siamo aperti a tutti ma nel rispetto delle regole e della legalità, perché siamo convinti che la sicurezza debba essere un parametro di competitività e la mancanza di sicurezza non può essere uno strumento di concorrenza sleale.



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