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roma 15 ottobre 2021

Grilli (Ancip): "Non condividiamo la battaglia di Trieste"

Il presidente dell'associazione delle Compagnie portuali italiane: "ll lavoro portuale si difende con le battaglie contro la disapplicazione della Legge speciale n.84/94 e di quelle relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro"

15 ottobre 2021 - roma - Luca Grilli, presidente dell'Ancip (l'associazione delle Compagnie portuali italiane)  e della Compagnia portuale di Ravenna interviene sul primo giorno di green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro, porti compresi.
"Rispettiamo, ovviamente, chi non vuole vaccinarsi e chi non può per motivi di salute e si sottopone all’iter dei tamponi per poter accedere al proprio luogo di lavoro, ma in tutta onestà non condividiamo la battaglia che stanno conducendo i colleghi di Trieste che si oppongono al Green Pass, e di certo non li prendiamo a modello in questa loro convinzione. Per noi e per la stragrande maggioranza dei portuali italiani, il “Lavoro Portuale” si difende con le battaglie contro la disapplicazione della Legge speciale n.84/94 e di quelle relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro" dice Grilli.

"Dall’entrata in vigore della legge portuale n.84/94, e dalla conseguente trasformazione delle Compagnie e Organizzazioni portuali, l’Associazione Nazionale Compagnie e Imprese Portuali si è sempre battuta, in ogni sede, per la salvaguardia del lavoro e della dignità dei portuali italiani".

"In queste ore così concitate e – passateci il termine – quasi surreali, come quelle che stiamo vivendo circa la smobilitazione relativa all’obbligo lavorativo del Green Pass, vogliamo ribadire con orgoglio che la nostra categoria, quella dei portuali, ha continuato a lavorare e, con grande senso di responsabilità e nell’interesse generale della Nazione, a garantire, dall’inizio della Pandemia COVID-19 fino a oggi, il mantenimento del sistema logistico-portuale, l’approvvigionamento di ogni territorio, la tenuta socio-economica del Paese".

"Inizialmente abbiamo lavorato anche senza DPI, e facendoci carico dei rischi quando la situazione non era chiara nemmeno per il servizio sanitario, senza mai fermare nessun scalo d’Italia, dando una lezione di serietà e responsabilità.
Il vaccino consente di dare serenità e tranquillità a chi vuole difendere il lavoro ma nel contempo essere più tranquillo di non contagiare sé stesso, i propri compagni, la propria famiglia e le persone care.
Abbiamo lavorato e ci siamo impegnati affinché un sempre maggior numero di lavoratori potesse essere vaccinato e siamo orgogliosi di affermare che – a differenza dell’immagine che di noi sta venendo strumentalmente diffusa – all'interno della nostra categoria, in tutta Italia, si è superato l’80%.

"Rispettiamo, ovviamente, chi non vuole vaccinarsi e chi non può per motivi di salute e si sottopone all’iter dei tamponi per poter accedere al proprio luogo di lavoro, ma in tutta onestà non condividiamo la battaglia che stanno conducendo i colleghi di Trieste che si oppongono al Green Pass, e di certo non li prendiamo a modello in questa loro convinzione. Per noi e per la stragrande maggioranza dei portuali italiani, il “Lavoro Portuale” si difende con le battaglie contro la disapplicazione della Legge speciale n.84/94 e di quelle relative alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Si difende nel respingere i continui tentativi di autoproduzione delle operazioni portuali da parte delle società armatoriali. Si difende combattendo l’oligopolio delle shipping lines che vogliono integrarsi verticalmente e orizzontalmente nei porti italiani andando a erodere la “specialità” del lavoro portuale e dei servizi tecniconautici, e si difende contro la volontà di deregolamentare selvaggiamente il mercato regolato portuale creando dumping tariffario e sociale".

"Non abbiamo bisogno che ci venga insegnato come lottare per difendere il nostro lavoro. Abbiamo condotto lotte insieme ai nostri compagni in gran parte degli scali italiani, come avvenuto anche di recente per la questione GNV a Napoli o la guerra del carbone a Civitavecchia. Stiamo continuando a difendere anche le più piccole realtà, ovunque si presenti un contrasto fra i nostri associati e la burocrazia ovvero con chi voglia venire meno alle regole sulla tutela del lavoro e sulla sicurezza.
La nostra consapevolezza di essere nel giusto deriva dalla nostra storia ultracentenaria, dalla gloriosa storia delle Compagnie e Organizzazioni di lavoratori portuali, e ciò a cui stiamo assistendo mette invece in discussione grandi risultati faticosamente acquisiti con un importante stop all'autoproduzione, e l’ottenimento di aiuti economici per superare l’emergenza economica ingenerata dall’emergenza COVID-19".

"Ci permettiamo di dire che tutta questa situazione surreale e di difficile comprensione logica, sta mettendo anche in discussione gli importanti risultati che il Porto di Trieste sta conseguendo grazie al grande lavoro di ricostruzione e di potenziamento dello scalo effettuato da Zeno d’Agostino, aiutato dai lavoratori della nostra associata Agenzia art.17 comma 5 l.n.84/94.

"Da ultimo, ma non per importanza, va comunque stigmatizzata la gestione da parte delle Istituzioni Governative di questa situazione, soprattutto a ridosso della data del 15 ottobre, che dà adito a numerosi inevitabili critiche, e che ha rischiato e rischia di indebolire la posizione di tutti coloro che credono fermamente nella giustizia, insinuando elementi contraddittori.
Non deve passare il messaggio che alcuni dissidenti lavoratori di Trieste rappresentino i portuali d’Italia. Noi portuali italiani siamo una categoria fiera ed orgogliosa del proprio lavoro, che lotta quotidianamente e desidera lo sviluppo del proprio paese. Auspichiamo e lavoriamo attivamente per ottenere l’aumento e il mantenimento dei traffici commerciali, a favore dell’interesse generale del paese e della più ampia diffusione del benessere sociale".


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