Trasporti, Logistica

ravenna 10 marzo 2020

Il coronavirus aggredisce l'industria romagnola

Analisi di Confindustria. Maggioli: "Attendiamo le misure economiche"

10 marzo 2020 - ravenna - Industria romagnola in forti difficoltà a causa del coronavirus. Per il momento non c’è ricorso alla cassa integrazione, ma la richiesta di ammortizzatori sociali è pronta a scattare. I numeri elaborati dal Centro studi di Confindustria Romagna sulla base di un campione di 195 aziende (il 22% del totale degli associati) parlano chiaro.
Non è solo emergenza sanitaria, ma anche economica. La diffusione del coronavirus potrebbe determinare una perdita sul fatturato estero pari a 87
milioni di euro, in media il 13% del fatturato aziendale, mentre sul mercato interno si conteggiano 19 milioni di euro in meno, in media il 2,6% del fatturato aziendale.
“Nei momenti di difficoltà inedite caratterizzate da repentini cambiamenti, come quello che stiamo vivendo – spiega il presidente di Confindustria Romagna, Paolo Maggioli – la necessità di agire insieme responsabilmente, nel rispetto delle direttive, deve essere la priorità. In questo momento straordinario - conclude - abbiamo un canale diretto con Roma, nelle prossime ora sono attese le misure economiche, e questa fotografia è importante per riferire in tempo reale quello che sta accadendo nelle aziende del territorio”.
Lo studio evidenzia che la diffusione del nuovo virus a livello nazionale ha fatto passare in secondo piano i disagi derivanti dall'epidemia in Cina: il 77,9% delle aziende intervistate, infatti, ha registrato impatti sulla propria attività a causa della diffusione del coronavirus in Italia. Prevale l'aspetto legato ad una diminuzione delle vendite interne (così per il 50,8%), rispetto alle difficoltà di reperimento di input produttivi (così per il 25,1%).
In base ai dati raccolti, il 97,9% delle aziende romagnole non ha fatto ricorso alla cassa integrazione. “Tale risultato, nonostante sia più positivo rispetto a quelli degli altri quesiti – spiega Confindustria - potrà subire una notevole variazione a causa del perdurare dell’emergenza sanitaria”.
Il 64,6% delle aziende contattate ha registrato un danno per la mancata partecipazione a fiere o a eventi di promozione all’estero. Solo per il 3,1% si è reso necessario chiudere unità produttive o punti vendita fuori dall’Italia.

“Tutto ciò si è tradotto in un danno economico pari in media a 5 missioni annullate e ad una diminuzione degli ordini in media pari al 15%”.

I risultati dell'indagine


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